Cos’è l’elearning? Premetto che non mi va di perdermi in un lungo dibattito filosofico-metodologico sulla maggiore o minore correttezza del paradigma costruttivista rispetto a quello cognitivista, o cose del genere… mi sono già annoiato abbastanza all’università! ;P

Ormai penso che l’elearning inteso come “formazione a distanza” in senso classico rappresenti un concetto obsoleto, spesso già superato nei fatti e, ancora più spesso, controproducente. Probabilmente, ma ne sono convinto, l’errore sta nella traduzione italiana del termine, che in realtà è fuorviante rispetto alla più corretta etimologia anglosassone: e-apprendimento, non e-formazione.

Allora provo a spiegarvi come lo intendiamo noi, dopo un po’ di anni di esperienza tra enti di formazione e aziende di tutte le misure: l’elearning è knowledge management visto dalla parte dell’utente.
Potremmo definirlo come messa in opera di processi, strumenti e soluzioni che agevolino il processo di apprendimento, ma non è necessario che ci sia un’azione formativa diretta. A volte anche il fatto che avvenga un “apprendimento” potrebbe non essere evidente. L’elearning può stare anche nell’architettura delle informazioni di una semplice intranet documentale, o ovunque ci sia la volontà di agevolare la distribuzione della conoscenza in un’organizzazione.

L’apprendimento è un processo che avviene nell’utente finale, partire dalla teoria o dagli strumenti può rivelarsi un errore fatale per la riuscita di un intervento formativo. Il primo lavoro da svolgere è di tipo consulenziale e progettuale: dove vogliamo arrivare? Purtroppo, come sottolineava Massimiliano nel suo ultimo post, è piuttosto difficile far capire la criticità di questa fase a un’azienda che ti chiede prima di tutto la soluzione (e un preventivo!), ma è l’unico metodo che può dare risultati. E sono i risultati che ci interessano.

Se chiudiamo in rigide definizioni teoriche le opportunità che ci offre la tecnologia rischiamo solo di farci sfuggire delle soluzioni alternative. Basta cambiare angolazione: guardiamo i prolemi dal basso, partiamo dagli obiettivi che dobbiamo raggiungere, e solo a questo punto scegliamo gli strumenti.
Lasciamo stare le parole e torniamo a giocare con le cose.

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