Flashmeeting screenshot

Ritorno alla pubblicazione “UPGRADE – The European Journal for the Informatics Professional” e alla monografia (Technology-Enhanced Learning“) di cui ha già parlato Alberto.
In questo caso, parliamo dell’uso di tool di videoconferenza in un contesto di apprendimento formale.

Gli autori – dopo aver discusso di come i nuovi media creino nuove forme di apprendimento informali, che vengono utilizzate a fianco delle modalità tradizionali – discutono il concetto di Learning Object.
Gli LO vengono definiti come mezzi di apprendimento online riutilizzabili, e anche adattabili e scalabili.
Successivamente, raccontano il loro caso di studio, realizzato nell’ambito della ProLearn Summer School.
In sintesi, nel corso della sessione 2007 sono stati organizzati 5 meeting live con gli studenti.

Il tool usato è stato Flashmeeting (frutto di un progetto di ricerca della open university): oltre alle classiche funzioni che hanno sostanzialmente tutti i tool di aula virtuale (moderatore/utenti, chat integrata, sistema di prenotazione degli interventi, audio-video, condivisione di applicazioni…) FlashMeeting ha anche un’interessante funzione di registrazione automatica (Memo tool) delle sessioni, una registrazione della chat, registrazione dei link che sono stati scambiati ecc. Tutto questo è disponibile direttamente subito dopo il meeting, con una visualizzazione dei dettagli del meeting e può essere rivisto con il FlashMeeting Replay. Inoltre, tutte le azioni (chat, link,ecc) di tutti i partecipanti sono “taggate” e – durante il replay – si può saltare direttamente al tag che ci interessa.

Se le caratteristiche dell’evento sono come possiamo immaginarci (l’audio è stato dominato dal docente, rendendo quindi l’evento una “lezione”, mentre la chat è stata utilizzata in modo più paritario da tutti). Nell’ambito dello studio, gli studenti che hanno partecipato alla serie di meeting sono stati intervistati sia rispetto alla loro partecipazione che rispetto al ri-utilizzo della registrazione. I risultati di questo lavoro qualitativo sono interessanti: chi ha riguardato il meeting l’ha riguardato più di una volta e l’ha utilizzato sostanzialmente come un ripasso. I replay, fra l’altro, sono liberamente accessibili da chiunque (e in effetti sono stati visti in media 70 volte ciascuno): nel caso in questione, visto il contesto accademico, ciò è ancora più rilevante visto che consente a chi ha interessi simili di farsi un’idea piuttosto precisa di una discussione a cui non ha partecipato.

Che conclusioni possiamo trarre?

Beh, intanto mi pare di essermi…risposto da solo a una delle questioni che ponevo nei commenti al post di Maurizio Goetz sull’apprendimento liquido: questo può essere un modo di strutturare e utilizzare la conoscenza informale. Inoltre, mi paiono evidenti anche le implicazioni “aziendali” di un utilizzo di questo tipo di strumenti: intanto, già con l’aula virtuale o gli strumenti di videoconferenza si possono gestire incontri “quasi reali” anche a distanza. In più, con strumenti di Replay come questo, si possono condividere con molti più colleghi le informazioni relative a una riunione cui magari hanno partecipato solo 15 persone.

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