Ne abbiamo parlato varie volte, ne parlo tutti i giorni o quasi con i vari enti di formazione con cui collaboro e vedo che i ragionamenti che si fanno sono quasi sempre gli stessi, e si possono riassumere con il concetto “vorrei … ma non voglio”. Cosa voglio dire?

Da un lato, gli enti di formazione – a parole – accettano il fatto che con il diminuire delle risorse FSE è fondamentale utilizzare strumenti alternativi che possano integrare la didattica risparmiando dei costi. Altrettanto a parole, sono consapevoli che questo tipo di trend è quasi obbligato (le priorità dei fondi europei sempre più richiedono flessibilità nella modalità di fruizione, conciliazione tempi di vita e tempi di lavoro… tutte cose che cascano a pennello).

Dall’altro, molti sono scottati da cattive esperienze precedenti (si vedano altri nostri post: Maledetta Fad, oppure quest’altro su tempo e budget)… o presenti. Senza far nomi, infatti, ci sono altri esempi di progetti in corso attualmente che non si discostano molto da modelli che già non hanno funzionato: in particolare, quando ci sono “calderoni” di enti diversi ma non si capisce chi diriga il progetto, quale sia la strategia e cosa si voglia produrre. Soprattutto, tipicamente questi progetti utilizzano gran parte delle risorse nella pre-progettazione e pre-produzione e poche nella realizzazione di corsi e nel tutoraggio.

Questo tipo di approccio, però, ha dei problemi:

  • se produco dei contenuti generici assieme ad altri e non ne ho il controllo (o se partecipo a un progetto in comune con altri), non capisco mai se, come e quando posso riutilizzare gli oggetti didattici al di fuori del portale del progetto. Di solito infatti la realizzazione degli oggetti è affidata a partner tecnici terzi e non è mai chiaro cosa succede una volta concluso il progetto;
  • se sono generici, andranno bene un po’ per tutti ma in realtà per nessuno; non avendo il controllo dei contenuti (realizzati da terzi) non li posso mai aggiornare, adattare a esigenze parzialmente diverse, modificare… in una parola, sono contenuti destinati a diventare obsoleti o poco fruibili
  • infine, spesso si usano molte risorse nei contenuti e poche nel tutoraggio o mentoring a distanza, spesso assicurato teoricamente da un partner terzo. Il ragionamento è: io che ti vendo l’LMS, ti assicuro anche il tutoraggio….perché il mio Lms comprende già funzioni di collaborazione! Ma in realtà non ha molto senso un tutoraggio al di fuori di un corso specifico, di un progetto specifico, di una specifica aula o di uno specifico gruppo di dipendenti di un’impresa.

Per concludere sul tema degli ostacoli:

  • adottare metodologie FAD richiede un cambiamento parziale delle abitudini e dei metodi di lavoro consolidati, da parte di progettisti, tutor e coordinatori (e anche docenti)
  • forse non tutti hanno chiaro come finanziare la produzione di contenuti (visto che pochi lavorano “a mercato”: negli enti si lavora al contrario, per cui il mercato è l’eccezione..).

Su quest’ultimo tema, un buon consiglio è cercare fonti di finanziamento regionali o europee per finanziarsi strumenti e materiali didattici, da usare poi nei corsi a finanziamento provinciale o con i Fondi Interprofessionali.

In realtà, sia pure faticosamente, vedo che qualcosa si muove: possiamo citare alcuni esempi di progetti che nel frattempo sono partiti (o sono ri-partiti dopo che erano stati bloccati per molto tempo).

  • Diario Modenese: impressioni da un corso FAD con lo IAL Emilia Romagna
  • Ecipar ha lanciato – a quanto pare – un portale e-learning con dei punti di riferimento sul territorio. Per ora, vedo che c’è solo Piacenza (che immagino svolgerà una funziona di pilota). Da una veloce analisi dei contenuti, mi pare che comincino ad essere sulla strada giusta: Ecipar, con Enea e Didacta
  • Donne in formazione, Ecipar Emilia Romagna
  • Consorzio Formazione & Lavoro (anche se non mi è chiaro quali contenuti siano disponibili: si tratta di una realtà specializzata in apprendistato)
  • Comitato Impresa Donna Emilia Romagna: non è un vero portale di e-learning, ma ci sono diversi materiali strutturati sulla creazione d’impresa e c’è un percorso vero e proprio, con la previsione di utilizzo di un tutoraggio online.

Morale

A questo punto la morale è: vorrei…ma non voglio. Ma se voglio, posso.

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