logo_scormIntervengo in un dibattito sugli standard dell’e-learning, in particolare sullo standard Scorm.
In soldoni, lo Scorm è una serie di specifiche e di standard per riutilizzare, tracciare e catalogare gli oggetti didattici.  Sempre per semplificare, da quando è nato questo standard, i concetti di riutilizzo e catalogazione sono oggetto di forte dibattito: si discute cioè se si riesca mai a riutilizzare un oggetto (raramente, in effetti, a meno di corsi “standard”) e a catalogarlo (il problema è semantico: chi crea l’oggetto gli assegna delle parole chiave, ma non è detto che chi cerca dentro a un catalogo di – ad esempio – 1000 oggetti didattici usi le stesse parole chiave). Insomma, quello che funziona è il tracciamento.
Il dibattito cui mi riferisco è fatto da questo post di Gianni Marconato, da questa risposta di Anto’s Stuff (che paragona lo Scorm a una lattina, insomma a un utensile) e da altri interventi che troverete in questi due articoli. In particolare, il post di Anto mi pare che spieghi in modo molto chiaro.

Molto vere le cose che dicono e scrivono i colleghi. In effetti, si può tranquillamente prescindere da questo standard. Ma, c’è un ma:

Perché trascurare il fatto che con questo standard, se non altro, un oggetto didattico è tracciabile in modo standard all’interno di tutte le piattaforme? Siamo così sicuri che il tracciamento sia un valore così trascurabile?

Per la mia esperienza (per l’80% mi occupo di progetti di e-learning corporate, il restante 20% è in ambito formazione finanziata), il tracciamento è un valore moooolto importante.

Anche solo per questo motivo, io non butterei via la “lattina” – cioé lo strumento.

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