mistakeHo trovato questa interessante Discussione su Linked In, su quali sono gli errori più comuni in cui le aziende incorrono nei loro progetti di e-learning.

Eccone una selezione:

  1. Molte aziende sono ancora “ferme” all’e-learning 1.0 ==> semplicemente convertire dei power point
  2. molte aziende vedono il termine e-learning in modo troppo ristretto. L’apprendimento in realtà si muove sempre di più verso – se non proprio nel mezzo – del lavoro stesso. L’apprendimento sempre più non avviene in aula e nemmeno nei contenuti e-learning. Entrambi possono essere parte della soluzione, ma il contesto lavorativo è il luogo dove la maggior parte dell’apprendimento avviene. E’ proprio in quel contesto che occorrerebbe lavorare, dando sostegno alla performance, monitorandola e valutandola mentre essa avviene.
  3. Alcuni creano test fatti da domande troppo facili, il che da al discente l’impressione che il contenuti e-learning non fosse buono. Se le domande sono più difficili, l’utente ha un’impressione molto migliore del contenuto relativo.
  4. Alcuni creano moduli troppo lunghi. L’ideale è un modulo di 15-30 minuti per volta, per aumentare i livelli di soddisfazione.
  5. Non usate troppo flash e troppe animazioni: questo può essere una distrazione per l’utente.
  6. Usate esempi e analogie, soprattutto all’inizio, per aiutare la comprensione
  7. Attenzione a non confondere un e-learning designer con uno sviluppatore: chi si affida solo agli sviluppatori otterrà corsi molto belli da vedere ma poco adatti per l’apprendimento
  8. Attenzione a non far sviluppare i corsi dagli esperti di contenuti, a meno che questi non siano anche instructional designer.
  9. Ricordatevi di fare un’analisi dei bisogni PRIMA di creare il corso
  10. A volte il mezzo più adatto per i bisogni NON è l’e-learning
  11. Spesso il processo di sviluppo è fatto in modo che l’esperto dei contenuti scrive tutto e solo dopo, a contenuti approvati,  li passa al designer/sviluppatore: a quel punto è spesso troppo tardi per sviluppare qualcosa di efficace. Lo sviluppatore deve essere coinvolto MOLTO PRESTO nel processo di creazione del corso. Meglio ancora se all’inizio.
  12. Se ascoltiamo Cathy Moore, forse dovremmo cercare di basare il corso sulle PRESTAZIONI che l’utente deve compiere e sui miglioramenti che vogliamo ottenere. In quel modo, se le prestazioni sono misurabili, riusciamo a concentrare i concetti su cui vogliamo allenare gli utenti sul miglioramento delle prestazioni e otteniamo un circolo virtuoso, visto che dopo il corso possiamo anche misurare il miglioramento. In sostanza: non concentriamoci su quello che il discente deve sapere ma su quello che deve fare.

Bonus:  qualche errore comune tra quelli che abbiamo riscontrato noi nella nostra esperienza:

  1. il più comune: pensare che un progetto e-learning sia un progetto informatico. Certo, c’è anche questo aspetto, ma è veramente marginale. Se gli utenti hanno un browser, hanno quello che serve. E’ un progetto organizzativo, culturale e che impatta sui processi formativi aziendali. Anzi, in realtà impatta sui processi aziendali, perché – come si diceva sopra – forse è obsoleto pensare che c’è un tempo per imparare e un tempo per fare. Si impara sempre più facendo, e se si devono utilizzare strumenti web si può imparare facendo con strumenti web. Punto. Quindi si deve parlare con le Risorse Umane e al limite con il Marketing, mai o quasi mai con l’ICT (la tomba dei progetti e-learning).
  2. utilizzare solo la coercizione per “obbligare” gli utenti a fruire di corsi e-learning, e venderlo solo come uno strumento per fare autoapprendimento, da soli, cliccando avanti-avanti avanti. Certo, meglio che vedere 8 ore di un relatore che clicca avanti-avanti-avanti e legge le slide (succede, succede, più spesso di quello che pensiate…) ma si può fare qualcosa di meglio, francamente
  3. non utilizzare (non concepire nemmeno) gli strumenti collaborativi: e-learning è un termine appunto troppo ristretto. Si può apprendere – collettivamente – anche con forum, domande frequenti (meglio se compilate, come dice Minimarketing in una delle sue 91 tesi, da chi quelle domande le pone davvero….)…..


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