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Nell’articolo precedente abbiamo visto che ci sono sostanzialmente due approcci per generare partecipazione e motivazione nei corsi elearning: PUSH e PULL. Entrambe le strade presentano vantaggi e svantaggi che è importante tenere bene in considerazione quando si decide “quale leva tirare”.

Quali sono?
Soluzioni “PUSH”: vantaggi e svantaggi
Gli incentivi “estrinseci” o “PUSH” quali premi di qualche tipo o riconoscimenti economici o professionali (o anche la semplice coercizione) sono magari efficaci e i vantaggi sono abbastanza intuitivi: mettere in gioco un “premio” (o una penale) è un modo semplice per avere rapidamente una buona partecipazione. Anche innescare la competizione tra i partecipanti può essere efficace nell’immediato. I rischi però sono dietro l’angolo: con queste strategie si rischia di coinvolgere soprattutto chi non ha altre motivazioni da investire, e di “drogare” la situazione in modo tale che  anche in futuro gli studenti non parteciperanno in assenza di incentivi esterni. Soprattutto nei primi progetti elearning  con queste soluzioni si potrebbe creare un precedente pericoloso per cui anche in futuro ci si aspetterà sempre un qualche tipo di riconoscimento concreto alla partecipazione, che invece dovrebbe diventare una abitudine e un comportamento normali del vivere l’azienda.

Soluzioni “PULL”: vantaggi e svantaggi
Quando si riesce ad innescare positivamente la partecipazione attiva e spontanea degli utenti facendo leva sulle loro motivazioni personali con logiche “PULL” i risultati sono sicuramente più duraturi ed efficaci: in questi casi la qualità della partecipazione è sempre maggiore, può capitare addirittura di dover arginare alcuni entusiasmi. D’altra parte fare leva esclusivamente sugli aspetti intrinseci è rischioso perchè ci si affida a variabili spesso poco controllabili e con risposte potenzialmente disomogenee tra i diversi utenti. Su questo fronte è fondamentale un buon lavoro di analisi preliminare per
– conoscere il proprio target (o addirittura sceglierlo) per adeguare modalità e contenuti del corso e individuare i canali di comunicazione più adeguati
– preparare l’ambiente organizzativo, ad esempio assicurandosi che il management comunichi direttamente e chiaramente la rilevanza del progetto formativo.
E allo stesso modo sarà fondamentale monitorare e seguire il corso con azioni di tutoraggio molto curate per tenere alto il livello di attenzione e mantenere il focus dell’attenzione sui reali obiettivi aziendali del progetto.

Una regola generale?

Insomma, come sempre è una questione di equilibri, si tratta di scegliere la leva o il mix di soluzioni più efficace nel proprio contesto e per i propri obiettivi: nella nostra esperienza ci è capitato di vedere sia situazioni in cui il commitment manageriale è sufficiente a garantire la partecipazione dei dipendenti, sia situazioni in cui è stato necessario organizzare focus group per coinvolgere e motivare i partecipanti: in linea di massima possiamo dire che se il focus è su un apprendimento nozionistico la bilancia può pendere verso strategie “push” (pur con i limiti sopra descritti), mentre se i partecipanti devono contribuire all’alimentazione dei contenuti e del valore generale del progetto (comunità di pratiche, scambio di conoscenze e self support, UGC,…) è indispensabile un forte e spesso faticoso lavoro sul fronte “pull”.

Che ne pensate, quali sono le vostre esperienze?

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