corsi_di_formazioneIn un precedente articolo ci eravamo soffermati sulla formazione obbligatoria per i giornalisti e pubblicisti italiani che da gennaio 2014, per effetto dell’art. 7 del DPR 137/2012 (Riforma dell’Ordine professionale), devono adeguarsi alla normativa che prevede l’obbligo della “Formazione professionale continua” al fine di poter mantenere la propria iscrizione all’Ordine.
In questi mesi, però, si sono sollevate numerose polemiche e lamentale da parte degli stessi giornalisti che non vogliono che la formazione professionale si trasformi in uno spreco di tempo e denaro (500 mila euro previsti dall’Odg per il solo 2014), né che diventi un impegno inutile o un’ulteriore spesa per i tanti precari del giornalismo già sottopagati.

Tutti, giornalisti e non, riconoscono nella formazione obbligatoria un passo importante che permette di restare sempre aggiornati e al passo con le innovazioni tecnologiche, legislative ed etiche. Il problema però scatta nel momento in cui la formazione rischia di essere una perdita di soldi e di tempo. I pochi corsi gratuiti sono (ovviamente) tutti esauriti e non resta, per poter assolvere l’obbligo di legge, che iscriversi a quelli a pagamento.
Resta gratuita solo la formazione deontologica, che prevede 1/4 dei crediti totali richiesti nel trienni ma i 3/4 dei crediti sono quasi tutti a pagamento.

Inoltre, la maggior parte dei corsi gratuiti attualmente proposti affrontano temi già oggetto dell’esame di Stato mentre i corsi più originali sono offerti solo a pagamento. Ma oggi occorre specializzarsi, conoscere le normative, acquisire dimestichezza con le lingue straniere, imparare ad utilizzare le nuove tecnologie, ragionare in un’ottica europea e internazionale.

A tal proposito è presente sul web una petizione rivolta al Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti per richiedere che:

1) l’Odg inserisca tra gli eventi formativi anche i Mooc (Massive open online course) e i corsi a distanza offerti gratuitamente da Università e organizzazioni accreditate;
2) i corsi selezionati siano gratuiti, certificati e inerenti un tema di specializzazione giornalistica o lo studio delle lingue straniere;
3) l’Odg elimini dal regolamento per la FPC il limite massimo stabilito di 15 crediti a triennio per le attività di formazione a distanza. Un limite che non garantisce affatto la maggiore qualità del percorso formativo.

 

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