Abbiamo parlato già parecchie volte di come costruire corsi elearning con una struttura “a scenario” (branched). Con questa semplice ricerca sul nostro sito ne potete trovare molti. Saprete già che Cathy Moore ne parla… sostanzialmente sempre (è una blogger, esperta di elearning, il cui obiettivo è “Let’s save the world from boring training!”). L’ultimo articolo di Cathy, questo, mi è sembrato piuttosto interessante, perché ci sono sia esempi di scenari “veri” che esempi di scenari “finti”. 

Questo è uno: https://www.branchtrack.com/projects/6i8fl9wz (è costruito con questo servizio: https://www.branchtrack.com/)

E questo è l’altro http://blog.djangolabs.com/scenarios/autoloon-ethics-training/

Qual è la differenza?

Che il primo in realtà non è un vero scenario: ogni challenge viene superato solo dopo che l’utente ha dato la risposta giusta e visto il feedback relativo. Per cui in sostanza ha un andamento lineare. Rispetto a un normale corso (informazione prima, domande dopo) l’ordine è invertito: domande prima, informazioni dopo. L’idea è che una struttura di questo tipo sia ideale per utenti che non conoscono nulla dell’argomento: utenti che invece conoscono già la materia potrebbero annoiarsi se sono costretti a percorrere il corso pedissequamente e in modo così controllato.

L’idea di Cathy, come sempre, è che quasi sempre i “veri” scenari sono la scelta migliore nell’apprendimento degli adulti. Tuttavia, l’esempio del “falso” scenario mi è piaciuto come sistema per salvare capra e cavoli quando il cliente vuole il controllo assoluto sulle informazioni trasmesse ma si vuole costruire un corso un po’ diverso da uno sfogliaslide.

Che ne dite?

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