Abbiamo trovato in questo articolo uno spunto interessante per trattare un tema molto caro anche a noi: il rapporto con l’esperto di contenuti.
Nella creazione di un corso e-learning, ancor più che nella formazione tradizionale, questa relazione gioca un ruolo doppiamente fondamentale.

Un partner prezioso

L’esperto di contenuti è un partner prezioso nei progetti di formazione e miglioramento delle prestazioni. A volte, facilita direttamente una sessione di formazione, on-line o di persona. Altre volte, è necessario che collabori col creatore del corso per aiutarlo a trasmettere ai destinatari le proprie conoscenze e competenze in maniera esaustiva ed efficace.

Un partner sfidante

Sebbene si tratti di una risorsa estremamente utile, l’esperto di contenuti presenta anche una serie di sfide per il progettista di interventi formativi:

  • potrebbe essere troppo occupato per fornire l’aiuto di cui hai bisogno
  • può avere difficoltà a spiegare argomenti di base perché tende a dimenticare cosa vuol dire essere un principiante;
  • può avere difficoltà a spiegare a parole la ricchezza della conoscenza “tacita” derivante dalla propria esperienza sul campo;
  • potrebbe insistere per includere più contenuti di quanto sia necessario per raggiungere gli obiettivi prestazionali concordati.

Comunicazione efficace e senso pratico

Dato l’apporto indispensabile dell’esperto in materia nella progettazione di un intervento formativo, sono ovviamente innumerevoli e innegabili i vantaggi di coltivare con lui delle buone relazioni.

Al di là degli aspetti legati più che altro alle “strategie” comunicative più efficaci (ovviamente: assertività e ascolto attivo su tutte), è utile focalizzare qualche strumento squisitamente concreto per averci a che fare in maniera proficua.

1. Inclusione dell’esperto

Sicuramente, la prima accortezza (scontata quanto fondamentale) è coinvolgerlo sin da subito nel processo di progettazione, in modo da creare un ambiente di lavoro adatto a lui e, soprattutto, rassicurarlo circa la NON intenzione di volerlo in alcun modo sostituire: è molto facile che ci sia una grande differenza tra la sua cultura e quella dell’instructional designer, e integrarlo il più possibile già nella fase iniziale aiuterebbe molto nel farlo sentire a proprio agio in un contesto che potrebbe percepire come estraneo, se non ostile. Insomma, non deve sentirsi escluso. Anzi!

2. Meta-formazione dell’esperto

Ne deriva un secondo accorgimento altrettanto pratico: aiutare l’esperto a calarsi personalmente nel “contesto e-learning”, facendo ipotizzare direttamente a lui le soluzioni pratiche più efficaci per supplire alla sua effettiva assenza “fisica”, facendogli simulare una sorta di conversazione interattiva con l’utente finale, e coinvolgendolo fattivamente nella traduzione dei SUOI contenuti in contenuti interattivi alla portata di tutti.

3. Indirizzamento dell’esperto

Un altro approccio pratico per ottimizzare la relazione tra progettista ed esperto è proporre uno schema strutturato di “compiti” da gestire e realizzare insieme durante le diverse fasi del processo di progettazione e creazione del corso.

Ritorno alla realtà

Chiaramente molto dipenderà dalla sua personale disponibilità e propensione a lavorare a quattro mani e, soprattutto, a pari livello.
Ma molto dipenderà anche dall’effettiva possibilità di averci davvero a che fare direttamente: nella nostra esperienza, infatti, purtroppo non sono affatto rari i casi in cui il Cliente detiene l’esclusività del rapporto diretto con l’esperto, facendosi mediatore non sempre efficiente (né efficace) tra questi e il progettista.

Negli anni ci siamo accorti che questa preferenza è più legata a un pregiudizio di base del Cliente stesso verso le due figure, circa soprattutto la rispettiva capacità di mettersi in gioco e collaborare, che a impedimenti reali o problematiche vere e proprie.
Altre volte è quasi solo una questione di “gelosia” e, anche se è un atteggiamento commercialmente in parte comprensibile, è pur vero che il rischio che “i due” si possano organizzare tra loro senza la mediazione del “terzo incomodo” è veramente molto basso, banalmente perché il più delle volte non converrebbe a nessuno dei due.

D’altro canto, piuttosto, precludere loro la possibilità di interagire tout court limita tantissimo il “respiro” della progettazione didattica, sia in termini di qualità di contenuti e metodologie proposte, sia in termini squisitamente “economici”: il tempo (=denaro) impiegato a risolvere magagne dovute a una mala interpretazione e/o trasmissione delle due diverse esigenze da parte del “mediatore” è tanto frequente quanto, fondamentalmente, perso.

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