Come anticipato da Massimiliano nel commento al post precedente, nella nostra esperienza  la risposta alla domanda “qual’è il modo migliore per gestire i richiami e i solleciti in un corso online?” è, come accade spesso, “dipende“. Ovviamente “dipende” è una risposta che da sola non ci dà molte indicazioni su come gestire meglio  il nostro progetto di formazione in e-learning. Facendo alcune riflessioni, direi che “dipende” principalmente dall’incrocio di tre fattori: il tipo di organizzazione, il tipo di corso, il tipo di corsisti.

Il tipo di organizzazione: qui mi riferisco soprattutto al clima che si vuole o si deve mantenere in azienda. Tono e modalità dei richiami e dei solleciti cambieranno se si sta operando in un ente di formazione o in una grande azienda, e in base alle procedure già consolidate. Negli enti di formazione le modalità potrebbero essere diverse di progetto in progetto, perchè gli altri due fattori legati alla tipologia di corso e corsista possono variare notevolmente. In un’azienda la gestione della formazione tende ad elaborare e consolidare procedure che poi si ripeteranno per tutti i corsi, e che si devono allineare ai protocolli di comunicazione già sviluppati: circolari interne, intranet aziendali o bacheche online, email o telefonate personali.

Il tipo di corso: autoformazione, elearning con tutor online, formazione blended. Modalità diverse di erogazione presuppongono modalità diverse di interazione con i corsisti: se il corso è in autoformazione può essere utile un sistema di schedulazione degli avvisi, se sono previste forme di tutoraggio online sarà fondamentale fare un buon lavoro di moderazione sui forum o comunque mantenere sempre stimolati gli utenti, nei corsi blended è molto importante dedicare qualche minuto d’aula per “promuovere” le attività remote.

Il tipo di corsista: stiamo formando profili manageriali, impiegati o operai? In base al tipo di utenza e alla motivazione con cui segue il corso potremo preferire tecniche di richiamo e sollecito più o meno “brutali”.

E’ in base all’incrocio di questi tre fattori potremo stabilire o suggerire al nostro cliente il giusto “blend” tra tono e modalità della comunicazione. Che ne pensate, mi sono dimenticato qualcosa?

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